I SALESIANI: UN DONO PER LA NOSTRA DIOCESI

“Il Signore non ci sottrae mai la sua misericordia, ma, correggendoci con le avversità, non
abbandona il suo popolo. Questo sia detto come verità da ricordare” (2Mac 6,16-17).
Abbiamo ancora nel cuore l'emozione e il ricordo doloroso della scomparsa prematura del
caro Don Pietro Frigerio;
abbiamo ancora dinanzi agli occhi la tenebrosa nube di fumo che ha oscurato le ampie e
luminose navate della nostra Chiesa di San Benedetto;
ma, con l'autore sacro del secondo libro dei Maccabei, anche noi possiamo affermare che il
Signore non abbandona il suo popolo! Tanti segni lo dimostrano:
1) la fede dei Confratelli che in questi mesi estivi hanno sostenuto la Comunità salesiana di
San Benedetto nel normale svolgimento della preziosa attività parrocchiale e soprattutto
nell’animazione estiva ed oratoriale;
2) la collaborazione appassionata e fedele degli animatori pastorali laici, che con impegno e
volontà, hanno affiancato Don Gianalfredo, Don Giuseppe e Don Marco nel non facile
periodo in cui il Signore, per ben due volte, ha visitato con la prova la Parrocchia-Comunità
di San Benedetto;
3) la preghiera corale, intensa, fiduciosa, con la quale la Comunità parrocchiale, e più in
generale quella diocesana, hanno sorretto il discernimento dei Superiori Ispettoriali i quali,
docili all'azione dello Spirito Santo e premurosi nei confronti del nostro popolo e della
nostra Chiesa Diocesana, hanno designato Don Diego Cattaneo quale Superiore e Parroco
della Comunità salesiana di San Benedetto.
Sì! malgrado le “avversità” (2Mac 6,16), malgrado le prove, malgrado qualche nostro
larvato scoramento, ne siamo certi: il Signore non abbandona il “popolo” di Ferrara che vive
nel quartiere collocato sotto la protezione di San Benedetto e incoraggiato dallo sguardo
premuroso e amorevole di S. Giovanni Bosco.
Per la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio la presenza, l'azione, il carisma dei Salesiani
sono un vero patrimonio di famiglia: essi non sono un corpo estraneo o marginale, ma, al
contrario un Organo vitale e propulsivo per tutta la Comunità diocesana.
Guardando a loro abbiamo un vivente pro-memoria di ciò che sono i fanciulli e i giovani per
la Chiesa e di ciò che possiamo fare per la gioventù.
Ed essi, i Salesiani – considerando la Diocesi – sanno che Don Bosco li ha sospinti a
immedesimarsi con il Clero locale e con le necessità del territorio.
Mi unisco, pertanto, alla grande gioia della Comunità di S. Benedetto nell'accogliere come
padre, come pastore, come ministro della Chiesa, come collaboratore dell'ordine episcopale,
come Parroco il reverendo Don Diego Cattaneo.
Sono certo di interpretare i sentimenti e le promesse dei Parrocchiani di S. Benedetto (e
soprattutto dei ragazzi e dei giovani che affollano l’oratorio parrocchiale) che con Lui e con
i cari Confratelli, pian piano, non senza l’aiuto del Signore, ripuliranno le pareti annerite
della propria Chiesa-Tempio, ma soprattutto renderanno splendenti le navate del proprio
cuore; dei propri comportamenti; della propria testimonianza cristiana; perché la vera gioia
dei Pastori (Don Diego e i Suoi Confratelli) sia davvero l'incremento tangibile della
maturità del gregge loro affidato.
Auguri Don Diego, benvenuto a Ferrara!
Grazie a Voi, Don Gianalfredo, Don Giuseppe, Don Marco!
Buon lavoro a tutti, Parrocchiani di S. Benedetto!
Ferrara, 28 Settembre 2007
                                                                           (Mons. Paolo Rabitti)
                                                                                           

UNA DESCRIZIONE DEI DANNI

Ing. Francesco Guggi
 
 
 
Descrivere gli ingenti danni provocati dall’incendio nel nostro bel Tempio di San Benedetto è
un compito ingrato che nessuno vorrebbe assumere. E’ come essere costretti a rivivere un
brutto sogno che invece si sarebbe voluto cancellare dalla mente.
Prima di redigere allora il triste elenco di tutto ciò che è andato perduto o è stato danneggiato
si vuole, come segno di fede e di speranza , ricordare due cose, forse le due più importanti del
Tempio che hanno superato la ..... “prova del fuoco”.
Nella zona absidale tutto è andato completamente distrutto tranne (se pur un po’ bruciacchiato
e affumicato) l’Altare maggiore con il Crocefisso: i Simboli della nostra Fede.
Le capriate di legno e l’impermeabilizzazione del tetto, la cui ristrutturazione era appena
terminata e che tanto impegno era costato a don Pietro ed alla comunità parrocchiale, sono
rimaste assolutamente indenni sotto l’effetto del calore proveniente dalla chiesa.
L’incendio si è innescato in un punto dell’abside, proprio dietro all’Altare maggiore. Purtroppo il
Tempio, pur di architettura bellissima, è carente sotto l’aspetto funzionale e manca di alcuni
servizi indispensabili a supporto delle celebrazioni liturgiche. La Sacrestia è poco più che un
corridoio e il servizio igienico è quasi inutilizzabile. Manca poi completamente un magazzino
cosicché veniva usato come deposito il vano ricavato sotto all’organo. Il tendaggio di chiusura,
il tavolato di legno su cui era installato l’organo e tutto il materiale lì stoccato (candele, abiti,
tovaglie, oggetti sacri) hanno alimentato le fiamme portando in brevissimo tempo l’aria
dell’ambiente a temperatura altissima. In pochi minuti sono andate completamente perse le
due grandi vetrate absidali, l’organo con la struttura ferro/lignea di supporto, il pavimento di
marmo, l’intonaco della parete curva dell’abside, il mobilio e tutto ciò che lì era depositato.
Fino all’ultimo si è sperato che almeno gli oggetti di maggior valore, conservati dentro ad un
armadio di ferro bruciacchiato e deformato dalle fiamme, si fossero salvati. Purtroppo, aperto
lo sportello forzandolo con un piede di porco, ecco la delusione di constatare che praticamente
nulla si era salvato.
Nel Presbiterio sono andati distrutti: il grande tappeto, i candelieri, le piante e l’intero impianto
di amplificazione acustica.
Se nella zona absidale i danni sono stati provocati dalle fiamme dirette, in tutto il resto della
chiesa, fino alla bussola d’ingresso i danni sono conseguenti allo svilupparsi di denso fumo ad
alta temperatura. L’intonaco di tutte le pareti e soffitti che erano tinteggiate con colore chiaro
risulta completamente annerito. Annerite sono pure le superfici dei pochi affreschi sopravissuti
alla distruzione bellica in particolare quelli delle quattro vele della cupola ribassata raffiguranti i
quattro evangelisti. In parecchi punti, soprattutto nella zona della cupola principale, si è avuto
distacco di intonaco.
Uno spesso strato di fuliggine si è attaccato all’intero pavimento e a tutti gli altari delle
cappelle laterali impregnando le porosità dei marmi o il legno dell’altare dedicato a Santa Rita
da Cascia, tutti gli arredi e le suppellettili. La stessa fuliggine ha interessato, danneggiandole,
tutte le opere d’arte e precisamente: il quadro dell’Assunta dello Scarsellino, il quadro di don
Bosco, il Crocefisso, la statua di Maria Ausiliatrice, il quadro di San Domenico Savio, le statue
ed i bassorilievi delle cappelline laterali.
Oltre alle due vetrate absidali che sono andate perse. è stato necessario smontare una delle
quattro vetrate della cupola per favorire l’evacuazione del fumo e si sono deformate le vetrate
dei due rosoni della navata centrale e di quello di facciata.
Il calore ha poi danneggiato la grande bussola d’ingresso ed ha irrimediabilmente distrutto gli
interi impianti di illuminazione e, come detto, di amplificazione acustica.
Nulla si è salvato ! Non c’è stata cosa, anche minima, che non sia stata toccata dagli
effetti dell’incendio.
Appena le condizioni ambientali lo hanno consentito, è stata fatta intervenire un’impresa di
facchinaggio e pulizie che ha asportato, per il deposito in un magazzino, i banchi, i
confessionali, gli inginocchiatoi, ed ogni altro elemento di mobilio. Sono stati poi asportati tutti
gli oggetti ed i materiali combusti, è stato lavato il pavimento e nel contempo un gruppetto di
parrocchiani     volontari,  sotto  la  guida    dei  sacerdoti,   provvedeva   alla  raccolta, alla
inventariazione ed alla pulitura degli oggetti recuperabili.
Il programma dei lavori prevede innanzitutto la pulizia delle pareti che verrà effettuata con due
tecnologie diverse: una micro-sabbiatura con talco, per le zone più delicate in prossimità degli
affreschi e nel soffitto; un idro-lavaggio in pressione in tutte le restanti parti. Una volta
asciugate, le superfici verranno ritinteggiate.
Poi si procederà con la reinstallazione degli impianti di illuminazione e di amplificazione
acustica.
Quindi verranno puliti i marmi degli altari, restaurate le opere d’arte e le vetrate.
Finalmente potranno essere riposizionati i banchi e la chiesa verrà definitivamente resa al
culto.
La priorità per la pulizia degli intonaci è stata data a quelli della navata centrale con
l’obbiettivo di poter utilizzare questa parte della chiesa per celebrazioni eucaristiche durante il
corso dei lavori. La comunità parrocchiale di San Benedetto potrebbe così accogliere il nuovo
Parroco don Diego con una Eucaristia celebrata nella chiesa, se pur ferita, e non nel
cinema/teatro. *
* evento avvenuto il 7 ottobre 2007 [ndr].